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COVID 19 e le previsioni per l'economia italiana

Il Centro Studi di Confindustria (CSC) ha pubblicato il Rapporto di previsione 2020: prospettive economiche gravemente compromesse sia a livello nazionale che globale.

06/04/2020 -  Il carattere umanitario dell’epidemia COVID 19 rappresenta l’aspetto più urgente ma purtroppo non è l’unico: la diffusione dell’epidemia e le misure restrittive adottate dal governo italiano per il contenimento del virus hanno effetti diretti sul sistema economico e produttivo nazionale, sulle imprese, sui lavoratori e sulle famiglie.
 
Quantificare tali effetti non è facile, in quanto diversi sono i fattori da prendere in considerazione, fra cui la durata e la diffusione del contagio sia nelle regioni italiane che all’estero e la tempistica e la tipologia di misure restrittive adottate negli altri paesi, in modo particolare quelli con cui l’Italia ha rapporti commerciali.

I ricercatori del CSC hanno stimato l’impatto del COVID 19 sia in Italia che all’estero e hanno valutato gli impatti sulla crescita economica delle politiche adottate per governare l’emergenza sanitaria.
 

IMPATTO COVID 19 SULL’ECONOMIA ITALIANA

Uno shock imprevedibile e congiunto - sia sul versante della domanda che dell’offerta - ha colpito l’economia italiana a febbraio 2020, quando è iniziata la diffusione del virus COVID-19.
Secondo i ricercatori del CSC l’avvitamento fra i due shock può indurre effetti recessivi intensi e di lungo periodo e per tale motivo è necessario intervenire in modo tempestivo e radicale con misure di sostegno rivolte sia alle famiglie che al tessuto imprenditoriale.

Lo shock dell’offerta dipende principalmente da due canali:
1) canale diretto, connesso sia al fermo di produzione in alcune aziende e alla chiusura obbligatoria delle fabbriche in seguito alle misure restrittive sia alla sospensione/rallentamento delle attività a causa dei ritardi nell’approvvigionamento di materie prime e beni intermedi;
2) canale indiretto, imputabile alle interruzioni lungo le catene globali del valore in conseguenza del blocco delle attività in tutti i paesi colpiti dalla pandemia.

Sul versante della domanda, i canali di propagazione sono principalmente tre:
1) riduzione e ricomposizione della spesa delle famiglie italiane: - 9% è la caduta dei consumi stimata dai ricercatori CSC nei primi due trimestri del 2020 (ipotizzando che le misure restrittive del Governo siano valide fino alla fine di maggio). Il COVID sta determinando una ricomposizione del paniere: diminuiscono le spese in servizi di ristorazione e alloggio, servizi ricreativi e culturali, pacchetti vacanza, servizi di trasporto, spese per i mezzi di trasporto (consumi di carburanti), vestiario e calzature, mobili e articoli per la casa mentre aumentano le spese per beni alimentari, bevande e tabacchi, per l’abitazione (acqua, elettricità, gas e altri combustibili), in ambito sanitario e per i servizi di comunicazione (telefonia, spedizioni);
2) calo dei flussi turistici: gli impatti sul settore turistico finora sono stati limitati dal momento che dal punto di vista turistico i mesi di febbraio-marzo rientrano nella fascia di “bassa stagionalità”; tuttavia le previsioni per il periodo estivo non sono positive e ci si attende un calo consistente nel terzo trimestre;
3) diminuzione della domanda estera di prodotti italiani: l’introduzione di misure restrittive in paesi legati da forti relazioni commerciali con l’Italia (fra cui Germania, Francia, USA,), determinerà in una primissima fase una forte caduta della domanda privata e successivamente una contrazione delle esportazioni.

Lo shock negativo da COVID colpisce l’Italia in una fase congiunturale già debole: nel 2019 la crescita del PIL è stata contenuta (+0,3%) e le stime elaborate prima della pandemia per il 2020 non erano positive. Nel nuovo contesto nazionale e mondiale i ricercatori CSC – sotto l’ipotesi che la fase emergenziale termini a maggio - stimano un calo del PIL del 6% nel 2020 e un parziale recupero nel 2021 (+3,5%).

Gli investimenti delle imprese rappresentano la componente del PIL più colpita dal COVID (-10,6%) e ciò è imputabile a diversi fattori: calo della domanda, aumento dell’incertezza, riduzione del credito, chiusura forzata dell’attività e nella produzione.
Il calo dei livelli di attività si rifletteranno inevitabilmente sull’occupazione: nello scenario previsivo elaborato dai ricercatori CSC si assume che la risposta del mercato del lavoro sia simile a quella osservata nel 2009 e ci si attende una contrazione di occupati (in termini di ULA) del 2,5% nel 2020 e una crescita del 2,1% nel 2021.
 

Figura 1 – Le previsioni per l’economia italiana

 
Fonte: CSC
 

COVID 19 E SCAMBI COMMERCIALI

In una crisi globale il canale del commercio estero è un potente fattore di diffusione e rafforzamento dello shock iniziale. L’emergenza COVID 19 provocherà una caduta delle esportazioni italiane nella prima parte del 2020. Lo stop è già visibile nelle vendite in Cina – che nel periodo gennaio-febbraio hanno registrato una contrazione tendenziale del 16,8% - e si estenderà ad altre destinazioni asiatiche e, soprattutto, verso gli altri paesi europei e gli Stati Uniti.
 
Nello scenario elaborato dai ricercatori CSC le esportazioni italiane di beni e servizi, dopo una crescita dell’1,2% nel 2019, registreranno una contrazione del 5,1% nel 2020; lo scenario dovrebbe mutare nel 2021 in cui ci si attende una crescita del 3,6%.
Sul versante delle importazioni - già in calo nel 2019 (-0,4%) – si stima una caduta del 6,8% per il 2020 e una ripresa del 3,9% nel 2021. La diminuzione delle importazioni sarà ancora più ampia, trainata sia dal forte calo della domanda interna (consumi delle famiglie e investimenti delle imprese) sia dalla stessa debolezza dell’export.

L’attesa di una riduzione delle vendite estere è strettamente connessa a quella prevista negli scambi a livello mondiale a causa della pandemia che sta colpendo diversi paesi; poiché si stima un calo dell’attività che sarà particolarmente forte nei principali mercati di destinazione dei prodotti italiani e i nostri esportatori saranno più penalizzati da difficoltà produttive e logistiche, gli analisti del CSC stimano una riduzione dell’export italiano maggiore della media mondiale. Un blocco dell’attività a livello internazionale per un periodo più lungo potrebbe determinare un crollo del commercio mondiale comparabile a quello del 2009.
 
A cura dell'Osservatorio Internazionalizzazione Regione Calabria 

 

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aggiornato il 30 aprile 2020 alle 18:38
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